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Neonato e Bambino

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Il legame madre-bambino

 

La maturazione neurologica, un tempo si pensava derivasse esclusivamente dal programma genetico. 
Oggi questo concetto anche se permane nella cultura sanitaria,
è stato molto ridimensionato: il programma genetico 
da una base, ma la maturazione avviene per apprendimenti,
per esperienze.

Le neuroscienze hanno permesso di evidenziare per via sperimentale che sono le esperienze che consentono la creazione delle reti neurali, la moltiplicazione delle connessioni sinaptiche, la selezione e l’attivazione di alcune popolazioni neuronali, piuttosto che di altre: lo sviluppo mentale è in massima parte risultato di una esperienza, quindi implica apprendimento. Questo apprendimento è dimostrato neurologicamente dall’attivazione di aree cerebrali, particolarmente dell’attività globale del cervello destro, reciproche nella mamma e nel bambino, che pertanto dialogano, effettivamente nelle loro interazioni, secondo i concetti relazionali di sintonizzazione affettiva (shore 2003).

Nessun individuo ha una mente uguale ad un altro, perché le esperienze essendo relazionali, sono diverse per ognuno e nessuno può così avere un cervello uguale ad un altro. La specie umana ha una mente che si sviluppa entro una relazione (Siegel); tale relazione si struttura primariamente durante un dialogo non verbale che produce la qualità di questo apprendimento e dunque delle strutture neurali-mentali, che saranno tanto più ottimali quanto più la relazione si sviluppa mediante un dialogo non verbale in sintonia.

Lo sviluppo avviene per apprendimento relazionale di quanto veicolato nelle interazioni: la qualità delle interazioni si può individuare nei significati della comunicazione non verbale, e nei rispettivi significati che da questi sono trasmessi al bambino. Si tratta di una modulazione della comunicazione data dal grado di sintonizzazione tra i membri della Diade (madre-bambino), che consente alla mente del bimbo di apprendere e strutturarsi. Tale sviluppo potrà essere negativo o positivo a seconda di come viene emesso; questo implica le capacità materne di sintonizzazione, negativo o positivo a seconda di quali significati sono strutturati nella struttura primaria della madre. Questi significati a loro volta potranno essere differentemente decodificati, recepiti ed elaborati dal bimbo, il cui sviluppo pertanto sarà positivo o negativo a seconda di come viene elaborato e assimilato dalla sua struttura mentale. 

La trasmissione di messaggi nell’interazione madre-neonato viene modulata dalla struttura psichica della madre e passa attraverso veicoli sensoriali, visivi, propiocettivi, della motricità, della sonorità e soprattutto verso la sensorialità tattile. La pelle è il primo organo sensoriale sia a livello fetale che dei primi mesi di vita; la pelle del bimbo e il contatto con la pelle della madre conferiscono allo scambio comunicativo una grande intimità. Hanno poi grande rilievo la propriocezione e la motricità,che implicano il modo con cui il bambino viene maneggiato, viene tenuto in braccio: il saper fare di una mamma lo si vede proprio dal modo in cui il bimbo è soddisfatto dall’essere tenuto in braccio da quelle braccia, piuttosto che da altre. Sono questi, ed altri, indicatori del grado di sintonizzazione dei messaggi, tattili, motori e sonori che passano all’interno della comunicazione madre-bambino.

Non conta tanto l’assiduità della madre presso il bimbo, bensì la sintonizzazione,cioè quella capacità della madre di inviare messaggi nel modo adatto e nel tempo giusto, con le pause giuste e nella maniera sensoriale adeguata alle necessità effettive e alla capacità di recezione del bambino e possa inviargli una risposta adeguata ai messaggi emessi dal bambino e ciò comporta che la madre abbia la capacità di comprenderli. Il quadro globale che si ricava comporta dunque una valorizzazione di tutto lo sviluppo di un individuo, dell’affettività primaria inconscia, dei processi inconsapevoli che stanno alla base. La madre trasmette al bimbo e il bimbo elabora quello che la madre gli trasmette. L’attività regolante primaria svolta dalla madre si fonda soprattutto sulla modulazione dei processi fisiologici, dei cicli sonno-veglia, della termoregolazione, della nutrizione etc.

Concludendo l’apprendimento non è semplice registrazione di un evento, tanto meno nel bimbo, ma avviene sempre nell’ambito di una relazione, e viene modulato attraverso l’affettività madre-bimbo: non si apprendono contenuti a se stanti, ma è la qualità della relazione che determina i contenuti stessi, nonché il modo con cui essi possono essere assimilati. L’apprendimento dipende da come il messaggio viene colto, dipende sia dal modo con cui il messaggio gli viene modulato, sia dalla modalità di funzionamento della struttura mentale del bimbo che apprende. L’inaccessibilità affettiva della madre come avviene nella madre depressa,può provocare nel bimbo deficit nelle modalità di elaborazione delle emozioni. Transgenerazionalità, strutture e capacità materne positive producono figli con dotazione di capacità materne , questi a loro volta le trasmetteranno ai propri figli. Viceversa difetti delle capacità materne produrranno corrispondenti deficit nei figli e questi a loro volta li trasmetteranno.

Potremmo affermare che il futuro della nostra civiltà, risiede in ciò che le madri riusciranno a trasmettere ai bimbi e in ciò che essi riusciranno ad assimilare, tenendo conto della società attuale, ritmi, tempi, presenze, etc. con occasioni di interazioni umane talora limitate, tutti questi fattori potranno generare un futuro migliore dell’umanità piuttosto che un destino degenerativo.

QUANDO E COME ALLATTARE

Posizionare e attaccare bene il neonato

 

Affinché il neonato sia nelle condizioni migliori per succhiare in modo sufficiente con il minimo sforzo, è importante che sia attaccato al seno in maniera corretta.

Dal momento che la poppata può richiedere da pochi minuti a più di mezz’ora, è consigliabile che la mamma si segga in un posto tranquillo, che le permetta di rilassarsi, e trovi la posizione più comoda per lei e il suo bambino.

Per allattare in maniera corretta, la madre non deve abbassare il busto sopra il bambino, ma è il bambino che deve essere portato al seno. Il bambino deve essere:

  • in posizione orizzontale,
  • girato verso il corpo della mamma, pancia contro pancia,
  • con il naso davanti al capezzolo e le ginocchia all'altezza dell'altra mammella,
  • sostenuto da una o entrambe le braccia della madre

Una volta trovata una posizione comoda, la mamma deve avvicinare il neonato al seno senza forzarlo, aspettare che il bambino spalanchi la bocca come se sbadigliasse e sporga la lingua. A questo punto, porgendogli il seno, il bambino si attacca e inizia quindi a succhiare. Può essere utile sostenere la mammella non con le dita disposte a forbice (rischiano di fare pressione sui dotti galattofori), bensì con la mano a "C", con le dita lunghe, il palmo sotto la mammella e il pollice adagiato sopra.

Il neonato è attaccato correttamente quando:

  • la sua bocca è ben aperta e prende oltre al capezzolo anche parte dell’areola;
  • è più visibile l’areola al di sopra del labbro superiore rispetto al labbro inferiore (i dotti galattofori sono spremuti dal movimento della lingua);
  • il mento e il naso del neonato toccano il seno;
  • le suzioni sono inizialmente più rapide e diventano poi lente e profonde, perché il latte all'inizio esce più velocemente ed è più liquido;
  • il neonato deglutisce e non vi sono “schiocchi”, segnali di una suzione a vuoto; le guance sono piene e senza fossette.

 

L'OSTETRICA CONSIGLIA 

 

Se il neonato è attaccato al seno in maniera corretta, la mamma può provare solo un leggero fastidio e solo per i primi giorni. Se compare dolore, bisogna interrompere la poppata, chiudendo delicatamente con le dita il nasino del neonato e riprovando ad allattare dopo un breve intervallo.

LA DERMATITE DA PANNOLINO

 

La dermatite da pannolino vera e propria è una dermatite irritativa dovuta al ristagno di urine e soprattutto di feci su un’epidermide sottoposta a occlusione, frizione e macerazione legate all’uso del pannolino stesso. Nei paesi del terzo mondo dove non esiste il pannolino monouso o “da gettare” e dove i bambini evacuano più o meno liberamente, il problema infatti è sostanzialmente minimo o inesistente come pure è inesistente il problema ecologico dello smaltimento della spaventosa quantità dei pannolini monouso già usati!

Dopo il picco degli anni ’70 e ’80, quando si impiegavano dei pannolini di cellulosa ricoperti da uno strato di materiale plastico del tutto impermeabile, il miglioramento dei materiali impiegati nei moderni pannolini ne ha ridotto molto l’incidenza. Nei pannolini “da gettare” delle migliori marche si ritrova infatti un componente che assorbe l’acqua delle urine e la trasforma irreversibilmente in un gel. In questo modo gli enzimi digestivi delle feci, senza più l’umidità delle urine, si disattivano e le feci rimangono sulla cute, non belle da vedere o da odorare ma innocue.

La profilassi della dermatite da pannolino si basa su:

1. cambio frequente del pannolino (ovvio!);

2. lavaggio ad ogni cambio con acqua corrente tiepida, con uso di detergenti delicati solo “al bisogno”; se il bambino è allattato al seno, quasi sempre l’acqua da sola basta e avanza.

3. asciugatura attenta con tessuti di cotone o lino oppure con carta igienica o assorbente, bianca e non profumata; oppure con phon tiepido. 4 applicazione di paste o creme a scopo protettivo.

Se si arriva tardi, a cose fatte, la terapia della dermatite da pannolino si basa su: 1. utilizzo di coloranti disinfettanti e astringenti a base acquosa (violetto di genziana, eosina) in caso di dermatite essudativa; 2. trattamento di un’eventuale sovrainfezione micotica: una candidosi è spesso presente, ma è “secondaria” alla precedente dermatite macerativa; 3. eliminazione tassativa di qualsiasi detergente irritante, topico incongruo, sostanza profumata, e simili. Tali sostanze irritanti, talora usate per la cura dell’area del pannolino costituiscono un fattore aggravante e spesso anche scatenante della dermatite.

Quindi spesso il trattamento si basa più sulle cose da non fare o da non utilizzare più che su quelle da fare.

L’emocromo rappresenta senza dubbio il primo step per la valutazione dello stato di salute generale del paziente. Si può eseguire in qualsiasi momento della giornata, in pochi minuti e con un semplice prelievo capillare.

E’ il valore indice per monitorare la fluidità del sangue nelle persone in terapia anticoagulante orale, in caso di malattie che comportano un aumentato rischio di infarto e ictus. Una maggiore frequenza di controlli rende la terapia più efficace.

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